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Archive for 3 dicembre 2009

 
Da Lunedì 7 a sabato dicembre, Nicia Silva, volontaria Serydarth del Piccolo Spazio Interculturale vi invita ad imparare a suonare il didjeridoo, tipico strumento a fiato degli aborigeni australiani, dal suono affascinante, capace di creare vibrazioni meditativa sia in chi lo ascolta che in chi lo suona.
E’ possibile prenotare la propria lezione chiamando il 349.5250560 o scrivendo a serydarth@yahoo.it
Nicia è disponibile tutto il giorno. Chi ha il suo didjeridoo può portare il proprio strumento, altrimento lo mettiamo a disposizione noi.
Per i giovani sotto i 25 anni, la lezione è gratuita, mentre per gli altri per ogni lezione, della durata di un ora, viene richiesto un contributo minimo di 5 euro.
 
Il didgeridoo è propriamente originario degli Aborigeni dell’Australia settentrionale. Non esistono fonti affidabili che ne certifichino con esattezza l’età, ma è ipotizzabile che abbia una vita compresa tra i duemila ed i quindicimila anni.
Il nome “didgeridoo” è un’interpretazione onomatopeica data dai colonizzatori inglesi che, sbarcati sul nuovo continente, sentirono il suono ritmato “did-ge-ridoo” provenire da dei rami di eucalipto cavi suonati dagli aborigeni. Lo strumento è originario dell’Arnhem Land e viene chiamato in almeno cinquanta modi diversi a seconda del luogo e delle etnie: da djalupu, djubini, ganbag, gamalag, maluk, a yidaki, yirago, yiraki, yigi yigi.
Il didgeridoo è usato sia nei riti sacri che nella vita di tutti i giorni e anche usato a scopo terapeutico. Nonostante la musicoterapia accademica non abbia ancora riconosciuto integralmente le sue proprietà terapeutiche, è dimostrato che il massaggio sonoro aiuta il rilassamento di mente e corpo, condizione necessaria a qualsiasi tipo di guarigione.
Viene suonato con la tecnica della respirazione circolare. La tecnica della respirazione circolare o fiato continuo, permette di suonare uno strumento a fiato senza interrompere il flusso d’aria immesso nello stesso. È stata utilizzata, sin dal passato, per suonare strumenti musicali nell’ambito della musica etnica (es.launeddas); oggi viene utilizzata anche con strumenti moderni, in contesti che vanno dalla musica contemporanea al jazz.La tecnica consiste nell’utilizzare la bocca come riserva d’aria da utilizzare nel momento in cui si inala l’aria dal naso, contemporaneamente alla scansione ritmica del brano eseguito. Il miglioramento della tecnica permette di evitare di far sentire le interruzioni del ritmo durante l’inalazione dell’aria. Un altro utilizzo consiste nell’inalare inizialmente molta aria, suonare senza respirare come con gli altri strumenti a fiato, ed utilizzare la respirazione circolare soltanto quando si esaurisce l’aria contenuta nei polmoni.

La bocca diventa come la sacca della zampogna o della cornamusa ed in questo modo si riesce a produrre un suono che non si interrompe.

fonti: Wikipedia, www.didjeridoo.it
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