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Archive for the ‘Cinema’ Category

Siete invitati alla proiezione del film Gadjo Dilo – Straniero Pazzo, secondo appuntamento della rassegna “Zingari, la bellezza di un popolo”, organizzata da Consulta per la Pace ed Associazione Serydarth.

La proiezione, prevista per lunedì 19 aprile, inizierà alle ore 21.15 presso il Centro per l’Associazionismo di Via del Carmine 8.
L’ingresso è gratuito per i tesserati (costo tessera 2009 5€).
 

Nella sua ricerca della cantante gitana Nora Luca, Stephane (Romain Duris), un giovane musicologo parigino, arriva nel villaggio di Balanti in Romania. Sul posto fa amicizia con l’anziano capovillaggio della comunità Rom, Izidor (Izidor Serban), il cui figlio, Adriani, è stato appena arrestato dalla polizia locale. L’uomo lo introduce agli usi del suo popolo, lo coinvolge nei vagabondaggi dei suoi musicanti e gli insegna la lingua Rom, costringendolo con la forza del suo spontaneo affetto a rimanere presso di loro. Sarà l’amore per la bella e selvaggia Sabina (Rona Hartner) a trasformare Stephane, da “gaggio” (straniero) in membro a tutti gli effetti della comunità. Ma l’odio per il diverso non dà pace e la violenza dei “normali” è pronta a scatenarsi alla minima scintilla: sarà questa lezione, e la consapevolezza di non poter offrire al mondo la bellezza di una cultura ferita a morte, ad accompagnare Stephane e Sabina nella loro strada insieme.

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Siete invitati alla proiezione del film L’amore è più reddo della morte, ad iniziare la rassegna “Il Piccolo Caos“, organizzata dall’Associazione Serydarth.

La proiezione, prevista per martedì 14 aprile, inizierà alle ore 21.15 presso il Centro per l’Associazionismo di Via del Carmine 8. Prima del film verrà proiettato il primo cortometraggio di Rainer Werner Fassbinder: Il Vagabondo.
L’ingresso è gratuito per i tesserati (costo tessera 2009 5€).
 
Il vagabondo è il primo cortometraggio diretto dal regista Rainer Werner Fassbinder nel 1965.
Narra la vicenda di un vagabondo che, camminando per le strade di Monaco di Baviera, trova una pistola in un vicolo e tenta invano di liberarsene. Alla fine due ragazzi che lo hanno osservato tentano di prenderla.
 
In L’Amore è più Freddo della Morte, Franz (R.W. Fassbinder) che convive con Johanna (H. Schygulla) e la sfrutta, è attratto fisicamente da Bruno (U. Lommel) che lo spia per conto del racket, disposto persino a dividere con lui la donna. Lei rifiuta e informa la polizia di un loro piano per una rapina in banca. Bruno dà ordine di ucciderla, ma muore durante una sparatoria. Franz e Johanna fuggono. Ritroviamo i due personaggi in Dei della peste, girato pochi mesi dopo, ma distribuito nella primavera del 1970. È il 1° lungometraggio di Fassbinder dopo 2 corti girati nel 1965-66. È già presente, insieme con la struttura triangolare di base (due uomini e una donna), il rapporto di padrone e vittima, tipico del regista. Formalmente è un’ibrida contaminazione tra atmosfere da film nero hollywoodiano (e Melville) e vezzi stilistici in prestito da Godard e Straub.
 
*tratto da mymovies.it

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Il cinema di Rainer Werner Fassbinder

IL PICCOLO CAOS

I primi film del regista tedesco

 

Ritorna il cinema d’autore a Casale Monferrato con la rassegna cinematografica dedicata questa volta al regista Rainer Werner Fassbinder, uno dei maggiori esponenti del Nuovo cinema tedesco degli anni Settanta-Ottanta e dell’Anti-Teatro.

“Un Pasolini obeso, sofferente, omosessuale, drogato, senza Dio e senza speranza. In continua lotta con le mille facce di se stesso. Niente poteva salvarlo dall’autodistruzione.

Un cinema quello di Fassbinder che non è fatto per i vincenti, ma solo per coloro che stentando, con enormi e imperdonabili errori, rimorsi e rimpianti sulle spalle.

Non crede al sogno americano (era fortemente anti-statunitense), non crede a quella Hollywood stucchevole ed edulcorata anche se è proprio il mito americano quello che affiora come modello, svuotato di tutta la sua sicurezza e imbottito di nevrosi, frustrazioni e sessualità. Il cinema deve essere come la vita: ruvida e realistica. Questa è la sua filosofia.*”

L’appuntamento con i suoi primi film comincia il 14 aprile, con il cortometraggio Il Vagabondo  e con il film L’Amore è più freddo della Morte, per poi continuare il 28 dello stesso mese con il suo secondo corto che dà il titolo alla rassegna Il Piccolo Caos e il film Il Fabbricante di Gattini e concludersi il 10 maggio con Dei della Peste. In via del Carmine 8, al centro dell’Associazionismo, dalle 21.15, con ingresso riservato ai tesserati dell’Associazione (costo tessera 5€).

 

Associazione Serydarth

Casale Monferrato (AL)


* tratto da mymovies.it

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Siete invitati alla proiezione del film Latcho Drom, ad iniziare la rassegna “Zingari, la bellezza di un popolo”, organizzata da Consulta per la Pace ed Associazione Serydarth.
La proiezione, prevista per lunedì 6 aprile, inizierà alle ore 21.15 presso il Centro per l’Associazionismo di Via del Carmine 8.
L’ingresso è gratuito per i tesserati (costo tessera 2009 5€).
 
Latcho Drom
Anno: 1993
Regista: Tony Gatlif
Provenienza: Francia
 
Poeticamente interessante è la scelta di recuperare la leggenda inventata dal popolo nomade per spiegarsi la propria dispersione: un carretto traballante appare nel deserto proveniente dall’India e nei sobbalzi lascia cadere masserizie e ragazzini, che sparpagliati ai bordi della strada inaugurano nuove comunità; allo stesso modo in questo musical, che non è documentario né racconta una fiction, si ripercorrono i luoghi toccati dagli zingari nei loro vagabondaggi non usando altro che i loro volti, i corpi perennemente agitati dal ritmo della danza e soprattutto la musica struggente (“Brucio il mio oroscopo che mi ha esiliato lontano da chi amo” è tra le prime strofe della canzone tradizionale che inaugura questo lavoro di fine antropologia), passionale, frenetica, dolcemente sofferente. Tramite questa si filtrano tutti gli umori e si setacciano le tracce che le terre attraversate hanno depositato nell’animo delle comunità erranti: ipnotico è l’inizio in Oriente, dove già si denota l’impianto del film che propone sempre un motivo filologico connotato dalla quotidianità dei lavori artigianali e dei rumori che diventano muzijka e gradualmente si confondono con l’esecuzione del brano, illustrato spesso da feste in cui risulta sempre chiaramente riconoscibile la zona del mondo che in quel frangente assiste al transito della carovana degli uomini liberi; l’uso del dettaglio per evidenziare la semplicità di vita simboleggiandola con oggetti, materiali e attrezzi primari trova un simmetrico dosaggio nelle inquadrature che isolano acqua, pane, fuoco per battere il ferro, per scaldarsi e per accendere tabacco da un lato e dall’altro fuggevoli insistenze sugli strumenti tradizionali, preparando le melodie che si scatenano dal connubio tra questi due elementi … e dal sapiente uso dei cromatismi che trascolorano dal giallo intenso del deserto del Gobi agli infuocati arancioni che incoronano la sinuosa ragazza orientale, adornata di mille collane e pendagli come l’albero attorno al quale si svolge la festa rituale, al rosso delle corna di un bue, fino ai blu in cui si immerge l’incontro annuale a Saint Marie de la Mer, in Provenza introdotto da un pezzo di splendido jazz alla Django Reinhardt, passando dal marrone cupo del Bosforo, rivitalizzato dal giallo ocra delle strade (e dei fiori) di Istanbul o al freddo grigio danubiano e al ghiaccio plumbeo di Auschwitz, che si contrappone alla solarità del flamenco andaluso con il richiamo alla lunga convivenza di cultura iberica e tradizione nomade conclusa dalla persecuzione di Isabella, evocata nel film. Mai comunque il film scivola nell’amarezza auto-compiaciuta: sempre pronto a ripartire verso una nuova avventura etno-musicale.
 

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Una rassegna cinematografica con i film di Tony Gatlif

ZINGARI, LA BELLEZZA DI UN POPOLO

In Via del Carmine 8, al Centro dell’Associazionismo

 

A concludere il lavoro svolto dalla Consulta per la Pace, che ha coinvolto gli studenti in un percorso di sensibilizzazione su tematiche interculturali legate ai Rom, e che ha portato, nelle scuole e in un incontro pubblico Suor Carla Osella dell’AIZO (Associazione Italiana Zingari Oggi) e le sue testimonianze, viene ora proposta una rassegna cinematografica, dal titolo “Zingari, la bellezza di un popolo”, organizzata dalla stessa Consulta e dall’Associazione di Promozione Interculturale Serydarth, che metterà in scena tre film del regista gitano Tony Gatlif, capaci in maniera profonda di mettere in mostra qualcosa di sublime e radicato nella cultura Rom, diverso dai luoghi comuni generati dalla rappresentazione mediatica ordinaria.

 

I film saranno proiettati il lunedì, ogni quindici giorni, a partire dal 6 aprile, alle ore 21.15 presso il Centro dell’Associazionismo di via del Carmine.

Si comincia il 6 aprile con “Latcho Drom”, un vero e proprio viaggio musicale tra i gitani, partendo dal Rajasthan e arrivando all’Andalusia, passando per l’ Egitto, la Romania, l’ Ungheria e la Francia

 

Il 20 aprile sarà la volta di “Gadjo Dilo – Straniero Pazzo”, il cui protagonista, un giovane parigino, si ritrova ospite in un villaggio Rom nei pressi di Bucarest, una realtà profondamente diversa da quella cui è abituato.

 

A concludere la rassegna, “Vengo – Demone flamenco”, in cui gli zingari rappresentati sono i gitani in Andalusia. Una storia di vendetta familiari, un dramma accompagnato dalla magia e il pathos del flamenco.

 

In tutti e tre i film, la musica e la cultura zingara sono gli attori principali.

 

La partecipazione alle rassegne è riservata ai soci, il costo della tessera 2009 è di 5€.

 

Consulta per la Pace, Associazione Serydarth

Casale Monferrato (AL)

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Martedì 16 dicembreterzo e ultimo appuntamento con la rassegna “Occhi ricolmi di bellezza”, gran finale con What the Bleep do we Know“.
Inizio ore 21, presso il Centro dell’Associazionismo di Via del Carmine 8.
Ingresso gratuito per i tesserati (costo tessera 2009, 5€).
Presenta Shantam Zanirato. Un film da vedere, assolutamente, per stare al passo con i tempi…

 

Se esistesse un film,
e questo film fosse addirittura divertente, che contenesse il vero segreto per una vita felice e appagata, lo vedresti?

Se questo stesso film comunicasse il suo messaggio usando una bella animazione, una trama nella quale identificarsi, e le più recenti teorie di fisica quantistica, biologia molecolare e spiritualità, lo vedresti?

Se questo film vi colpisse in mezzo agli occhi dimostrandovi che gli esseri umani sono gli artefici della propria realtà, lo vedresti?

Proiettato nella primavera del 2004 negli Stati Uniti, “What the Bleep…” si sta lentamente diffondendo in tutto il mondo…

Girato a Portland, il film ruota attorno ad Amanda, interpretata da Marlee Matlin (premio Oscar in “Figli di un Dio Minore”), una fotografa divorziata, depressa, che affronta la vita ingollando manciate di ansiolitici. La splendida animazione mostra la storia su un piano microscopico e molecolare, a volte con effetti comici. Infine, la parte documentaria del film, brillanti interviste con fisici, un biologo molecolare, medici, un anestesista, mistici, insegnanti e studiosi (intervistata anche JZ Knight, il canale di Ramtha), fornisce la base scientifica e spirituale alla storia di Amanda, che è, naturalmente, la storia dell’umanità.

Scheda del Film

Titolo originale: What the Bleep Do We Know !? (trad. Ma che caspita ne sappiamo !?)
Regia: William Arntz, Betsy Chasse, Mark Vicente
Interpreti: Marlee Matlin , Elaine Hendrix , Barry Newman , Robert Bailey Jr, John Ross Bowie, Armin Shimerman, Robert Blanche, David Albert, Marsha Clark, James Langston Drake, Dan Finnerty , Amit Goswami, John Hagelin, J.Z. Knight , Sherilyn Lawson, Michele Mariana, Eric Newsome, Dawnn Pavlonnis, Candace Perth, Ramtha, Mercedes Rose, Jeffrey Satinover, Jeff S. Dodge, Carol Stanzione, Leslie Taylor, William Tiller, Tin Tran, Tara Walker, Fred Alan Wolf
Soggetto: William Arntz, Betsy Chasse, Matthew Hoffman, Mark Vicente
Costumi: Ronald Leamon
Musiche: Barry Coffing, Christopher Franke, Elaine Hendrix, Michael Whalen
Montaggio: Jonathan P. Shaw
Produzione: Scott Altomare, William Arntz, Betsy Chasse, Mark Vicente
Paese: USA

Anno: 2004 ; Durata: 109′

Sito ufficiale Usa:
www.whatthebleep.com
Sito ufficiale UK:
www.thebleep.co.uk

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Martedì 12 novembre, terzo e ultimo appuntamento con “Il cinema visionario di Jodorowsky” con “La Montagna Sacra”. Inizio ore 21, presso il Centro dell’Associazionismo di Via del Carmine 8.
Ingresso gratuito per i tesserati (costo tessera 2009: 5€)
 
LA TRAMA

La montagna Sacra - The Holy Mountain - L'alchimista - Alejandro Jodorowsky - a cura di Emanuele BertoliniUn officiante nerovestito compie liturgie esoteriche ed iniziatiche su due giovani donne vestite di bianco in un misterioso santuario dove risuonano sacri mantra. Le lava, le spoglia, taglia loro i capelli, le copre con le sue braccia in una simmetria da trittico. Scorrono, poi, immagini di simboli e collages esoterici. Stacco.

Un uomo, crocifisso al terreno, con la faccia ricoperta di api, giace in stato di incoscienza fra aride alture. Lo raggiunge un indio, nano e senza braccia che gli pulisce il viso. Un orda vociante di bambini nudi liberano il corpo dell’uomo che appare poi di nuovo crocifisso ad un tronco. È un ladro, il cui aspetto ricorda l’iconografia tradizionale del Cristo. Viene lapidato dai bambini incitati dal freak. Svegliatosi, dopo essere sceso dalla croce lancia un urlo che mette in fuga tutti gli astanti tranne il nano, che, spaventato dall’atteggiamento dell’uomo, gli offre di fumare dell’erba. Stringono istintivamente amicizia e cominciano a ridere insieme. L’azione si sposta in città.

Potrebbe essere una qualunque cittadina latino americana.Fra la piazza del mercato ed una chiesa in rovina, i due nuovi arrivati osservano una società militarista e degradata: una parata di soldati che portano in sfilata agnelli scuoiati e crocifissi, ricchi borghesi che avanzano in ginocchio, proletari che vengono fucilati (ma dalle loro ferite escono sangue blu e uccellini vivi). Il tutto viene fotografato con divertito entusiasmo da una comitiva di turisti nordamericani. Uno di loro filma addirittura la violenza carnale di un soldato sulla sua Il Ladro -  La montagna Sacra - The Holy Mountain - Alejandro Jodorowsky - a cura di Emanuele Bertolinicompagna di viaggio. Poi chiede al ladro di immortalare anche lui filmando l’intero trio in cambio di denaro. Sulla piazza, intanto, un cartello pubblicizza lo spettacolo del “Grande Circo dei Rospi e dei Camaleonti” che sta per cominciare. Il tema del giorno è “La conquista del Messico”. Ottenuta una parte, il ladro e il freak, si preparano alla rappresentazione. Mentre in sottofondo risuonano musiche popolari indios, la mdp segue su un grande plastico camaleonti e iguane vestite con tradizionali abiti atzechi. Una marcetta nazista accompagna invece l’arrivo delle tre caravelle. Sbarcano stuoli di rospi vestiti con corazze crociate e sai da frate. Attaccano i camaleonti. Cola il sangue, gli animali agonizzano e l’intero set viene fatto saltare in aria.

Finita la rappresentazione il Ladro e il suo compagno, riprendono il cammino passando davanti ad un’insegna recante la scritta “Christ for sale”. Un ciccione, travestito da suora (ma potrebbe essere tranquillamente un richiamo alla iconografia mariana) e tre altrettanto obesi soldati romani, affidano al ladro il compito di portare una croce per uno dei filmini dei soliti turisti. La Via Crucis ha inizio. Il ladro rispetta la parte e si ritrova infine a festeggiare, in compagnia della suora e dei tre soldati romani, a suon di libagioni. Inebetito dall’alcool si addormenta. A sua insaputa i compagni di bevute utilizzano il suo corpo per farne un calco a sua immagine. Ricoperto di gesso liquido, quindi il Ladro/”Cristo” seminudo funge, suo malgrado, da modello. La mdp, con un lentissimo zoom out, lo ritrova pocodopo, in un magazzino di specchi, sommerso dalle centinaia di copie moltiplicate all’infinito. Urla di rabbia, scaccia a frustate i “suoi” mercanti e distrugge le false icone. Intanto, nella cattedrale, dodici prostitute fissano un’immagine voI crocifissi -  La montagna Sacra - The Holy Mountain - Alejandro Jodorowsky - a cura di Emanuele Bertolinitiva del Cristo della passione. Escono dalla chiesa e, con sguardi sensuali, si offrono ai clienti. Una di loro, quasi una bambina, viene corteggiata da un vecchio che le regala il suo occhio di vetro come pegno. Si avviano lungo la strada e incontrano il Ladro/Cristo che, a mò di processione, porta, forse, l’ultima copia del Cristo di gesso rimasta intatta. Le prostitute lo scherniscono deridendolo, tutte tranne una, la quale, invece, fermatasi davanti a lui, con un panno, asicuga prima il simulacro poi i piedi del Ladro. Ripreso il suo “calvario”, il protagonista scorge in una chiesa militari che ballano in coppia una musica molto lenta. Entra e, dapprima, scopre una bibbia putrida che germina vermi e poi, in un letto, sotto le coperte, un alto prelato con un crocifisso che, una volta sveglio, comincia a blaterare parole confuse e senza senso ma, a gesti, appare chiaro che vuole scacciare, come eretici, il Ladro e il “suo” Cristo che, messi quindi alla porta, attendono le prostitute. L’uomo si ciba del volto del Cristo e dinnanzi a un nugulo di bambini, del freak e delle prostitute, attacca, poi, il crocifisso a dei palloncini rossi e blu e lo lascia andare su per il cielo. L'”ascensione” viene seguita da tutti gli astanti in religioso silenzio. Mentre il crocifisso scompare all’orizzonte il Ladro si avvia verso la piazza del mercato. Si accorge che tutti volgono il proprio sguardo in alto, verso il centro della piazza. Fissano una torre rossa altissima che sovrasta tutto, dalla sommità della quale, comincia lentamente a scendere una corda con un amo recante dell’oro. Il Ladro, rubato un coltello, abbandona tutti e conquista velocemente l’oro e l’amo che lo issa su per la vertiginosa torre. Giunto in cima, si inoltra attraverso un cunicolo che termina con una membrana bianca e sottile. La recide con il coltello, dopodichè vi si tuffa gridando con animo bellicoso. È giunto ormai in un salone policromo: il tempio dell’Alchimista. Vi si avventura sempre più guardingo.

L'alchimista -  La montagna Sacra - The Holy Mountain - Alejandro Jodorowsky - a cura di Emanuele BertoliniL’alchimista è completamente vestito di bianco e il suo viso è nascosto da un enorme cappello a punta e a tese larghe. Siede su un trono fra due arieti. Due colonne (una bianca e una nera) delineano le quinte dell’inquadratura. Ha accanto un cammello e una ragazza di colore, nuda, con il corpo tatuato con lettere ebraiche e pieno di sigilli argentei. L’Alchimista si alza e accetta la sfida del Ladro, lo atterra più volte con mosse da arti marziali e alla fine lo immobilizza psico-fisicamente toccandogli sette punti del corpo. Con l’aiuto della muta ancella di colore, l’Alchimista estrae dal collo del prescelto un essere scuro simile ad un viscido anfibio. Dopodichè lo risveglia dallo stato di trance. Si scopre finalmente il volto e gli chiede: “Vuoi l’oro?” – e l’altro fa cenno di sì. La scena si sposta quindi in una piscina, dove è immerso un ippopotamo. Qui l’ex-ladro, ormai discepolo, viene lavato a fondo e purificato dall’Alchimista e dalla sua sacerdotessa. In un laboratorio di alchimia, poi, l’ospite viene rinchiuso in un’ampolla e le sue feci e i suoi umori vengono trasformati in oro attraverso le fasi della pratica alchemica classica. Concluso il processo (in presenza di un pellicano e della negra che suona un violoncello), l’Alchimista invita l’uomo a tramutare se stesso in oro. Gli porge uno specchio. Spaventato dalla sua stessa immagine, l’uomo rompe il cristallo. Subito dopo si ritrovano in una sala di specchi. Questa volta il discepolo dovrà rompere la roccia per scoprirne l'”anima” interna. I suoi tentativi sono vani e allora l’Alchimista con un gesto delicatissimo polverizza la pietra scoprendo una sfera di lucente cristallo. Si passa ad un’ulteriore fase del rito di iniziazione: come crearsi un’anima. In un’altra sala, le cui pareti rappresentano gli arcani maggiori delle carte dei tarocchi, il maestro affida al neofito quattro elementi: un bastone (sapere), una spada (osare), un calice sacro (volere), una medaglia d’oro con incisa una stella a sei punte (tacere). Ancora un cambio di scena. Questa volta sono in un salone sulle cui sette pareti si trovano altrettanti manichini, ognuno associato a un pianeta del sistema solare. “Sono gli uomini più potenti della Terra. Sono ladri come te ma ad un altro livello” lo informa l’Alchimista. A turno costoro si presentano raccontando la loro attività nel contesto sociale che la riguarda. Rappresentano le sette facce di un prisma che racchiude in sé tutto il Potere consumistico-politico-militare, votato alla più disumana oppressione delle masse.

Il pianeta Venere è incarnato da Fon, un industriale di cosmetici e protesi anatomiche. Il suo potere ha come scopo il trionfo dell’apparenza e dell’edonismo: “Sappiamo che la gente vuole essere apprezzata non per quello che è ma per quello che sembra”. Isla domina il pianeta Marte. Ovviamente fabbrica e vende armi, forgiate e concepite in accordo con le mode e le convinzioni religiose di ogni popolo e gruppo sociale. Klen ha per pianeta Giove. È un magnate d’arte contemporanea, che sfrutta sesso e body-art per sfornare su scala industriale l’effimero in carne ed ossa. Saturno è dominato da Sel. In apparenza intrattiene i bambini con le lusinghe del circo, in realtà li condiziona fin dall’infanzia mediante l’ideazione di particolari giocattoli di guerra, elaborati secondo le previsioni di un “computer elettronico per la politica del governo”. Urano, invece, è il pianeta di Berg, consigliere economico di un presidente dittatore. Per sanare il deficit dello stato suggerisce di eliminare quattro milioni di cittadini in cinque anni. Vengono così subito attivate le strutture di morte: camere a gas, università a gas, ecc. Nettuno si identifica con Axon, un capo della polizia con vocazioni nazi-fasciste e il culto della personalità di stampo maoista. Per educare le nuove leve promuove il rito della castrazione, conserva i testicoli delle reclute, e fa esercitazione insieme alle giovani squadre reprimendo nel sangue i cortei di protesta. Infine Lut indica Plutone: il suo settore è l’architettura pianificata in senso disumano. L’individualità e il concetto di casa sono sacrificati per risparmiare tempo e denaro. L’ideale proposto per il riposo dell’operaio – in mezzo al ritmo incessante di produzione – è, sostanzialmente, una bara, un abitacolo che insieme ad altri milioni di cellette sarà il formicaio collettivo del futuro.

Una volta terminati i singoli racconti vediamo un elicottero atterrare in prossimità della torre. Ne scendono i sette personaggi appena descritti. Tutti riuniti in una sala assistono alla “lezione” dell’Alchimista che espone loro il suo progetto: “Avete potere e denaro, ma siete mortali. Sapete che non potete sfuggire alla morte. Ma l’immortalità si può raggiungere. In ogni tradizione si parla di Montagna Sacra. (…) Nove uomini immortali abitano in cima alla montagna. Dal picco più alto dominano il mondo. Possiedono il dono di dominare la morte. Hanno più di quarantamila anni. Se altri hanno sconfitto la morte perché noi dobbiamo sopportarla?”. Sostiene di aver scoperto l’ubicazione della montagna: l’isola del Loto. Passa poi a spiegare in cosa consiste l’alchimia umana:” Gli elementi dell’alchimia sono molti, ma finiti. Così le tecniche per trovare la luce. Gli immortali sono un gruppo. Se abbiamo successo dobbiamo rinunciare al nostro io individuale e diventare un essere collettivo”. Invita quindi tutti a bruciare il proprio denaro come segno del distacco dai beni materiali (il ladro, che non ha nulla da gettare nel fuoco, tenta di rubare una banconota ma viene ridicolizzato dagli altri). È la volta, poi, di bruciare i manichini, simulacri del loro io egoistico, doppelgänger dell’apparenza che avevamo visto nella sala dei tarocchi.

La montagna Sacra -  La montagna Sacra - The Holy Mountain by Santiago Bose - Alejandro Jodorowsky - a cura di Emanuele BertoliniPuò finalmente avere inizio il pellegrinaggio dei nove segnato da diverse tappe spirituali, esercizi mentali di ogni sorta, tutti caratterizzati da un unico motivo conduttore: la rimmersione nella Natura. Ritroviamo a questo punto la prostituta in compagnia dello scimpanzè. Innamorata dell’ex-ladro segue il gruppo da lontano. Il primo incontro è con contadino “guaritore”, poi con una donna che prepara alla comitiva una pozione a base di erbe selvatiche, poi con maestri indios. Questi utimi insegnano ai nove ad espandere la propria percezione sensoriale, riuscendo a farli comunicare con i fiori e a sentire le voci della Natura. Poi, attraverso l’uso di droghe, li avviano verso l’acquisizione della corporalità collettiva. Un altro passo riguarda l’oblio di sé e viene attuato annegando, in una fossa scavata nel terreno, la ciotola e l’acqua in essa contenuta “colpevoli” di aver riflesso i loro volti. Le rovine di un tempio atzeco sono testimoni di un’altra cerimonia purificatrice: quella della morte, durante la quale i nove imparano la rinuncia del proprio involucro terreno. “Ora siamo un gruppo” dice il Maestro. Possono, quindi, imbarcarsi alla volta dell’Isola del Loto. Sul molo, però, il Ladro/Cristo, prova ad accontentare un gruppo di bambini affamati imitando il suo prototipo evangelico, ma, con una visione, l’Alchimista gli mostra l’inutilità del gesto. Sul battello la guida spirituale mostra le forme del pensiero servendosi di una stella marina e di figure volumetriche. Additanto l’ex-Ladro lo esorta a liberarsi del mostro che ha dentro. Il gruppo lo aiuta ad estrarlo e esce fuori, come un aborto mentale, il freak, suo compagno di viaggio iniziale. Invisibile agli altri, il nano viene gettato in mare dal suo reticente “fratello” che si libera con grande dolore dell’anomalo fardello nascosto. Su una piccola imbarcazione la prostituta e lo scimpanzè seguono silenziosamente la spedizione. L’apparizione in cielo di un uccello indica l’arrivo sulla terra ferma. Sbarcati, i nove, si radono i capelli e accettano l’invito di un anfitrione-imbonitore, gestore del “Bar del Pantheon”. È un cimitero pieno di gente e fracasso da fiera. Sono tutti coloro che hanno provato a scalare la Montagna Sacra ma che non ci sono riusciti. Tre falsi profeti dichiarano di aver raggiunto la meta con i mezzi più disparati: LSD, l’evocazione poetica, il potere di attraversare orizzontalmente la materia solida. Irritati e delusi i nostri protagonisti riprendono il cammino lasciandosi alle spalle le facili seduzioni del gestore. Durante la salita due incidenti richiedono un sacrificio fisico, anche a costo dell’amputazione di un dito. Dalle distese di neve passano, salendo, ad un altipiano assolato, sempre seguiti a vista dalla donna e dall’animale. È giunto il momento delle “visioni dei Morti”: un’ulteriore pena del contrappasso ma solo per i sette ex-padroni (il Ladro-Cristo ne è, infatti, escluso). Sette inquietanti sketches, in cui ognuno rivive un particolare incubo legato all’inconscio sessuale con tinte più o meno macabre e selvagge.

Il tragitto è ormai concluso, in lontananza si scorgono già i profili dei nove immortali. L’Alchimista suggerisce di aspettare tre ore prima di attaccarli. Nel frattempo coglie l’occasione di dare l’ultima istruzione, riguardo la sua nuova autorità, al discepolo ex-ladro: “Non hai più bisogno di un maestro. Tagliami la testa”. Dopo aver ubbidito a malincuore, l’ormai neo-maestro si accorge di aver decapitato un agnello. Quindi gli viene presentata la prostituta e la loro unione viene benedetta: “Unisciti con questa buona donna – gli dice l’Alchimista – che ti ha seguito sin qui solo perché t’ama. Dimentica le vette, raggiungi l’eternità attraverso l’Amore.” Il nuovo Alchimista, la sua compagna e lo scimpanzè si allontanano all’orizzonte. Torneranno alla torre rossa e insegneranno alla loro famiglia e al loro popolo. L’ultimo comandamento che ricevono è “Cambiate il mondo”.
Intanto i sette rimasti salgono in cima alla montagna e scoprono che i nove immortali attorno al tavolo non sono altro che fantocci, tutti tranne uno, che è proprio l’Alchimista, il quale comincia, fra le risate generali, a fare sberleffi da bambino. Poi, in tono serio, scopre le carte dell’intera messa in scena: “Vi promisi il Grande Segreto e non vi deluderò. Questa è la fine della nostra avventura? No, niente ha fine. Venimmo alla ricerca dell’immortalità per essere dèi, ed eccoci qui, mortali, più umani che mai. Se non trovammo l’immortalità almeno trovammo la realtà. Incominciammo in una favola, abbiamo trovato la vita. Ma, questa vita è realtà? No è un FILM. Zoom indietro!!” Al suo comando, la mdp allarga l’inquadratura fino a scoprire l’intero profilmico: luci, microfoni, troupe del film. E ancora: “Noi non siamo che immagini, sogni, fotografie. Non dobbiamo restare qui, prigionieri. Romperemo l’iilusione. Questa è Maya. La vita reale ci attende.”. Abbandonata la finzione il gruppo si allontana mentre mantra risuonano come da principio.

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