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Posts Tagged ‘“film terzo”’

Siete invitati alla proiezione del film Vengo – Demone Flamenco, terzo e ultimo appuntamento della rassegna “Zingari, la bellezza di un popolo”, organizzata da Consulta per la Pace ed Associazione Serydarth.

La proiezione, prevista per lunedì 4 maggio, inizierà alle ore 21.15 presso il Centro per l’Associazionismo di Via del Carmine 8.
L’ingresso è gratuito per i tesserati (costo tessera 2009 5€).
 
Siamo nel profondo sud dell’Andalusia: Caco (Antonio Canales, grande ballerino di flamenco che in questa occasione recita solamente, senza muovere un passo di danza) soffre tremendamente per la morte della figlia e tutte le sere annega il suo dolore nel vino e nella musica andalusa. Mentre il fratello Mario ha ucciso uno dei fratelli Caravaca ed è fuggito in Marocco, il nipote Diego (Orestes Villasan Rodriguez) nutre la stessa passione per la musica e neppure il suo handicap fisico gli impedisce di gioire delle feste organizzate dallo zio Caco; il giovane ama far ‘baldoria’. Anche i cugini Alejandro (Antonio Perez Dechent), Antonio (Bobote) e Tres (Juan –Luis Corrientes) fortemente legati a Caco e al giovane Diego ballano per le strade al ritmo del flamenco, espressione di quel ‘demone della vita’ che anima non solo le persone ma anche la natura. Ma nel profondo Sud dell’Andalusia la vendetta è forte e necessaria quanto l’amore per la vita.
 
Flamenco e legami di sangue. Questi i temi su cui scorre il film del regista gitano Tony Gatlif che dal lontano 1981 desiderava portare alla ribalta la magia e il pathos del flamenco.
E Gatlif non descrive questa musica come semplice spettatore ma la vive con intensità interiore trasformandola in immagini ed eliminandone ogni elemento folkloristico.
Film presentato fuori concorso al Festival di Venezia, scorre su una trama scarna utilizzata quasi per cucire i vari pezzi musicali che vi regnano incontrastati. Gli attori –straordinari- sono tutti non professionisti e grandi musicisti esponenti della massima e pura tradizione del flamenco gitano della bassa Andalusia.
Tutto è musica e battere di mani. Quelle mani che, riprese continuamente, riempiono lo schermo. La m.d.p. dà importanza ai particolari e stringe su visi e sguardi intensi. Il canto del maestro del Sufi egiziano Ahmad Al Tuni, di La Caita, La Paquera e la chitarra dei Gritos de Guerra accompagnano ogni sequenza. Il messaggio che ci regala è quello che sia la danza che la musica uniscono tutti gli uomini mediterranei esprimendone i medesimi valori.
Ma la pellicola non è solo passione, è anche dolore. Caco per amore della famiglia sacrificherà la sua vita. E nel dramma del finale la colonna sonora strumentale composta dallo stesso regista ( come il pezzo “Techno el rey”, “Aparition” e “L’arbre du duende”) è addirittura travolgente fatta di percussioni unite al battito di pistoni e gocce d’acqua a sottolineare la morte, il sacrificio di Caco che muore con un coltello nel fianco per porre fine all’inutile battaglia che lo lega alla famiglia Caravaca. Ma anche questo, come in tutte le famiglie del Sud, era inevitabile.
 
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